Bagno Vignoni (San Quirico d'Orcia) Siena
Bagno Vignoni è una suggestiva località, circondata da borghi e castelli medioevali e caratterizzata da una grande piazza totalmente occupata dalla piscina termale. Bagno Vignoni è certamente l'unico luogo al mondo ad avere per piazza una vasca.
Località termale già usata dagli Etruschi e dai Romani, fu frequentata, tra gli altri, da Lorenzo il Magnifico e da Papa Pio II Piccolomini che, nella metà del 1400, vi fece costruire una villa
Le acque sono bicarbonato-solfato-alcalino-terrose ipertermali (51°C) e sgorgano da una sorgente che alimenta una grande vasca del 1500.
Bagno Vignoni al centro della Val d’Orcia vicino a Pienza e Montalcino in provincia di Siena nella regione Toscana.
Il nome di questo antico borgo deriva da Vignoni, castello già noto nel XI secolo, le cui tracce dominano l'altura sopra il borgo, e dalle acque termali usate fin dall'epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici che si trovano nella collezione Chigi di Siena, Museo Archeologico Nazionale.
L'acqua che cade lungo il fianco della collina del Bagno, verso il fiume Orcia, ha alimentato, nel corso dei secoli, gli antichi mulini, attivi fino al 1950. Per tutto il medioevo, Bagno Vignoni ha rappresentato per gli abitanti della Val d'Orcia, un centro di grande interesse economico, più per il carattere "perenne" dei suoi mulini,alimentati dalle acque termali e, per questo, attivi per 12 mesi all'anno,che non per la fama delle sue acque salutari. Attualmente, è in corso un'imponente opera di restauro della zona, volta alla realizzazione di un Parco archeologico-documentario sui Mulini di Bagno Vignoni, di cui è stata ultimata la prima parte ,che è già possibile visitare.
Montepulciano
Cittadina dall'aspetto urbanistico rinascimentale, ma di sicure origini etrusche come buona parte dei centri abitati della zona. Domina la pianura circostante dall'alto di uno sperone tufaceo. La particolare collocazione sulla dorsale collinare fra Valdichiana e Val d' Orcia . Dapprima Fortezza Medievale, poi libero Comune nel XIII secolo, Montepulciano è nota con l'appellativo di " Perla del '500". Un lunghissimo corso centrale la percorre per circa 1,5Km, partendo da Porta al Prato e conducendo alla Piazza Grande, dove si affacciano il Duomo e il Palazzo Comunale ed altri prestigiosi edifici del '500 come i palazzi Avignonesi, Cocconi, Contucci, Tarugi, Cervini che prendono il nome dalle principali famiglie poliziane. Intorno a questo corso centrale, si organizzano i quartieri vecchi della città.
Di grande interesse è il tempio di San Biagio capolavoro rinascimentale progettato da Antonio da San Gallo il Vecchio.
Una manifestazione molto importante per Montepulciano è il Bravio delle botti. Viene celebrato l'ultima domenica d'Agosto in onore del patrono di Montepulciano (S. Giovanni Decollato) e attira ogni anno molti turisti. Le otto contrade che vi partecipano devono spingere una botte di 80Kg, inerpicandosi lungo il tortuoso corso cittadino; la prima che arriva in piazza Grande, situata quasi alla sommità del paese, vince il panno del Bravio.
A quattro chilometri da Montepulciano, sulla strada per Chianciano, si trova la frazione di S. Albino (Sant' Albino in Parcia fino ai primi del secolo per via del torrente Parce che l'attraversa). Adagiato sotto i monti della Maddalena, era già noto nell'antichità per la sua acqua puzzola, una sorgente di acqua sulfurea le cui proprietà terapeutiche sono state sfruttate dalle Terme di Montepulciano, moderno stabilimento specializzato nella cura di varie patologie:otorinolaringoiatria, riabilitazione.
Pienza
Città di PIO II
La storia di Pienza è strettamente legata al suo fondatore: Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, che vi nacque nel 1405 da genitori membri della nobile famiglia senese che i rovesci politici avevano confinato nella proprietà di campagna. L'allora Corsignano era una borgata fortificata già conosciuta in epoca romana che, ancor prima, remoti abitatori avevano scelto come residenza primitiva lasciando tracce abbondanti del loro passaggio, riferibili all'età del neolitico superiore e del bronzo.
Enea Silvio Piccolomini, umanista raffinato e insigne, intrapresa la carriera ecclesiastica e divenuto Papa, volle che in questo luogo, che aveva visto la sua nascita, sorgesse una città il cui nome ricordasse il suo papato. II Piccolomini non voleva una città qualunque ma un centro urbano fortemente degno e in ideale antitesi con l'altra città che l'aveva, con la sua famiglia, ingiustamente emarginato: Siena.
Pretese così che architetti famosi e artisti di grido lavorassero ad un progetto nel quale fossero impliciti i canoni costruttivi e filosofici di un'età che si apriva ricca di promesse: il Rinascimento italiano. In soli tre anni, dal 1459 al 1462, sorse Pienza, la Città d'Autore, la Città Ideale, la Città Utopia. La città "nata da un pensiero d'amore e da un sogno di bellezza" come scrisse Giovanni Pascoli.
Difficile dire che cosa sarebbe diventata Pienza, se il Papa non fosse prematuramente scomparso alla vigilia di una crociata contro i musulmani. Era il 14 agosto 1464. In tre anni e mezzo il nucleo e qualcosa di più della "città di Pio" era ormai nato. "Corsignan de' Ladri", la borgata di frontiera che già il Boccaccio aveva ricordato nella sua celebre novella di Cecco di Fortarrigo, poteva cambiare nome e immagine grazie al suo grande protettore
Gran parte del rilevante patrimonio artistico di Pienza si trovano concentrati nella piazza dedicata al pontefice che tanto ha dato al centro, circondata dai quattro edifici più importanti: isolata e ben visibile è subito la rinascimentale cattedrale con di fronte il palazzo comunale e accanto Palazzo Borgia e Palazzo Piccolomini. Il Romitorio è composto da locali scavati nell'arenaria da monaci eremiti, e si trova nei pressi di Pienza
Pienza è sicuramente la capitale del pecorino. Formaggi eccellenti sono anche il pecorino delle Crete, Marzolino e il Raviggiolo. I formaggi di latte ovino, primo tra tutti il Pecorino Toscano Dop, costituiscono il fiore all'occhiello dell'attività casearia senese
Questo pecorino deve la propria tradizionalità all’utilizzo di latte di pecore di razza sarda, al mantenimento nel tempo dei processi produttivi e all’impiego di ziri di terracotta e di foglie di noce nella fase di stagionatura o in barriques di rovere.